The lonely whale
Si raccontava, un tempo, la storia di una gigantesca balena, che era tipica abitare gli oceani in modo sporadico. Non aveva una vera e propria dimora, arrivava in un posto nuovo, lo visitava per qualche giorno e ripartiva. Era una sorta di rituale per lei. Gli altri pesci osservavano impassibili, qualcuno scappava al suo arrivo, qualcun altro si nascondeva. La fama di vagabonda dei sette mari si era sparsa ovunque, ma nessuno le aveva mai rivolto la parola. Insomma, non deve essere facile affrontare una creatura così grande, così maestosa. Ci sono ancora, sparse per il globo, alcune vecchiette di oltre cento anni, decrepite e ricurve, che, con un filo di voce arrugginita e affaticata, raccontano, giurando su lontani pronipoti, d'averla vista da bambine: raggiungeva, a loro detta, le dimensioni di un campo di zucche.
Nel 1922, un gruppo di ricercatori americani, per puro caso, analizzando le frequenze dei suoni sottomarini nel Pacifico del nord, fecero una curiosa scoperta. Fu registrato, infatti, un suono parecchio strano, fuori dal comune, un canto, un canto di balena, diverso però da quelli a cui erano abituati, a cui siamo abituati tutt'oggi. Fu battezzata subito "la balena da 52Hz", una frequenza bassissima, quasi impercettibile dall'essere umano e incomprensibile per le altre balene. Era sola.
Passò l'intera vita a cantare, percorrendo chilometri e chilometri, nella disperata ricerca di qualcuno che fosse riuscito a capirla. Poco prima di esalare un ultimo respiro, ormai vecchia, disillusa, raccolse le ultime forze e, d'impeto, cantò, senza fermarsi, per circa tre ore. Poi, dolcemente, chiuse gli occhi e si lasciò cullare dalla corrente oceanica.
Nel 1922, un gruppo di ricercatori americani, per puro caso, analizzando le frequenze dei suoni sottomarini nel Pacifico del nord, fecero una curiosa scoperta. Fu registrato, infatti, un suono parecchio strano, fuori dal comune, un canto, un canto di balena, diverso però da quelli a cui erano abituati, a cui siamo abituati tutt'oggi. Fu battezzata subito "la balena da 52Hz", una frequenza bassissima, quasi impercettibile dall'essere umano e incomprensibile per le altre balene. Era sola.
Passò l'intera vita a cantare, percorrendo chilometri e chilometri, nella disperata ricerca di qualcuno che fosse riuscito a capirla. Poco prima di esalare un ultimo respiro, ormai vecchia, disillusa, raccolse le ultime forze e, d'impeto, cantò, senza fermarsi, per circa tre ore. Poi, dolcemente, chiuse gli occhi e si lasciò cullare dalla corrente oceanica.
The Freewheelin' Bob Dylan, Bob Dylan, 1963. Chitarra e armonica collaborano per un mix letale di politica, sogni e idee in un blues parlato da capolavoro. Il miglior album della storia racconta, in apparente semplicità, la vita di un ragazzo sulla ventina che vorrebbe cambiare il mondo strimpellando (e ci riesce). Per comprendere appieno l'opera, andrebbe riascoltata diverse volte l'anno, per diversi anni. Ogni ascolto successivo sarà come il primo, un'esperienza che si tiene molto vicina al mistico.
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