Loss
Sotto la notturna pioggia scrosciante, sul Naviglio passeggio senza un ombrello, e prendo acqua, che mi inzuppa i vestiti e l'animo. M'accosto al muro ché le gocce si fanno meno frequenti e più lievi, a tratti delicate. Vedo un bar, di quello come si era una volta, col bancone di legno pregiato e un vecchio ubriacone che continua a chiedere e chiedere. Forse stanco delle gocce, entro, col naso un po' all'insù, cerco un tepore, un odore che mi ricordi qualcosa, non voglio essere un estraneo. Non faccio in tempo a guardarmi intorno che mi ritrovo seduto su uno sgabello, storto e in disequilibrio, ordino un gin sour, guardo il vecchiaccio che si inzuppa la folta barba bianca con del whiskey di infima qualità. Nell'attesa del gin provo a distogliere lo sguardo dalle infinite bottiglie poste in vetrina, dietro al barista, e mi giro. Quasi cado dallo sgabello, che inizia a ballare, mi sorreggo con le mani, abbasso e poi alzo la testa, e poi vedo lei, seduta a un tavolino...