Il Cielo di Roma

Torneranno quei momenti dove le tue braccia incrociavano il mio collo, le tue carezze, genuine, autentiche. Tornerai ad aspettarmi fuori dall'aula, da sola, sotto la pioggia. Torneranno i tuoi morbidi baci di seta, fini come la rossa sabbia del deserto. Tornerò quel che ero anni fa, indistruttibile, feroce, poco umano, ti ringrazierò di essere lì, in quel momento, forse non l'avevo mai fatto.

È difficile lasciarsi andare senza nemmeno scoppiare i palloncini che portavamo in mano. Li abbiamo lanciati, su, nel cielo rosa e arancione di Roma, mentre il Tevere, energico, trasportava una tiepida brezza da Tor di Quinto fino a Marconi, attraversando Trastevere. La stazione di Anagnina sembra deserta, in mezzo a tutte queste persone manchi tu. Non ho nemmeno più l'abbonamento dei mezzi, o una casa così lontana quanto accogliente come quella di Jonio. Non ho più nulla di te se non la tua chitarra, a cui ora manca anche una corda, la tua corda.

Ho sempre creduto che la nostra relazione si fosse basata sull'amore che avevamo per noi stessi. Credevo tu amassi stare in una relazione, e forse anche io. Il tempo ci ha insegnato altro. No, non che odiassimo una relazione, ma che, di quella relazione, ci avevamo messo il cuore. Siamo stati insieme una decina di mesi, nemmeno un anno. Mi hai reso l'uomo che ora piange tra i suoi ricordi. Mi avevi trovato il ragazzino che offendeva senza un perché. Mi hai cambiato pagando il prezzo di rimanerne bruciata. A volte la vita fa brutti scherzi.


Un cuore può rompersi, guarirà.
Ma il mio, no, non vuole collaborare un'altra volta.

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