Pesca
La leggera brezza marina mi rilassava fin troppo, provai ad addormentarmi. Era una calda mattinata di Settembre, gli ombrelloni in spiaggia erano ancora aperti, qualcuno giocava a carte, noi preferivamo il comfort dei lettini. Nel mio pigro sonnecchiare, mi giravo continuamente da un lato all'altro, in cerca della giusta posizione per entrare in fase REM, ma senza successo.
Alessia era seduta vicino a me, incollata al telefono, e i miei occhi incollati ai suoi. L'acne perenne sul suo viso le donava un aspetto lontano da ogni canone di bellezza, ma a me piaceva troppo, così come adoravo il suo essere tristemente una persona ricca di fallimenti. Non amavo particolarmente le persone che la circondavano, non era certo un bell'ambiente. E pensavo tra me e me che più la guardavo più odiavo questo sentimento che provavo.
Ma Alessia era diversa, io non potevo salvare lei, né tantomeno poteva lei salvare me, però quegli occhioni verdi raccontavano un'altra storia e lo facevano continuamente, in ogni suo istante. Era forse quel suo fitto mistero che mi attraeva e resistere era davvero difficile.
Volentieri avrei affrontato il tuo delta di Venere, così fragile e nascosto, che mai a nessuno t'eri aperta così tanto, o forse sì, ma è un'altra storia. Non riesci ad andare oltre la banalità dell'amore che dura per sempre, perché un po' ci credi ancora, eppure di errori ne hai fatti e un "vaffanculo" ormai non lo butti nemmeno più. Tra qualche anno sarà stato solo un capriccio, come tutte le cose che sono passate negli ultimi anni, così leggere, passeggere.
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