Close to me

 È strano come una canzone riesca a suscitare emozioni così forti e contrastanti, tanto che alcuni ricordi, che riaffiorano a volte con passo un po' incerto, diventano ora vividi, reali. È un'ansia continua ormai, il tempo che passa e i tempi che mai più torneranno. La nota dolente è che non ho un futuro, tantomeno un presente, tutto scorre a un ritmo fin troppo lento. C'è questa canzone dei Cure che ho scoperto ad Amsterdam, c'eravamo io e te nel bar dell'hotel, avevi preso un pacco di Skittles e io parlavo con dei ragazzi di Napoli che erano venuti per fumare. Ogni volta che sento questa canzone mi vieni in mente tu, quei ragazzi, la moquette rossa, il nostro posto, quel televisore malandato e quel bancone sempre vuoto, mi torna in mente la nostra stanza e i letti dove abbiamo dormito, roba che pensavo fosse andata persa per sempre nel caos della mia testa, e invece bastava un banale riff britannico a riportarla in vita. A volte ci rido sopra, a volte mi sembra solo tragicomico, penso a chi sta peggio, a chi ha problemi veri. Che poi anche questo è un problema vero, però, no? Insomma, qualsiasi cosa faccia star male una persona ha una priorità, è un problema vero. Mi chiedo se il problema sono io, se questo alone di tristezza che mi porto dietro mi sarà mai d'aiuto. Non si può guarire da certe cose, si può solo imparare a conviverci. 

Ripensavo, poi, alla mia prima storia (di nuovo). 4 anni fa, ma sembra una vita. Facevamo l'amore, ho messo la mia playlist ed è partita to make you feel my love di Adele, hai pianto e mi hai stretto tra le tue braccia, come non avevi fatto mai. Sono questi i momenti che mi fanno vivere, che mi convincono che la vita è davvero bella. È una semplice scarica di dopamina e serotonina, una questione di scienza, come al solito, ma dal punto di vista metafisico quell'episodio diventa il perno dell'intero universo, dell'infinito. Come si spiegano certe cose?

Quel che voglio è un inizio, o solo amore, come diceva Antonello. Se dovessi far dipingere questa tela che è il mio corpo, non avrei problemi a scegliere simbologie che rimandano alle persone che hanno abbandonato la mia vita. Conta quel che lasciamo, solo quello. Mi domando, allora, se le mie azioni, il mio pensiero, le mie idee, se tutto ciò abbia fatto qualche differenza nella vita di qualcuno che ora non è più qui, con me. Probabilmente sì, cioè, lo spero con tutto il cuore. Le persone sono la cosa più importante di questo mondo, mi chiedo come facciano certi, allora, innamorati così tanto del denaro e del potere. 

L'arte può salvarci la vita, perché sì, arriva per tutti il punto in cui dobbiamo essere salvati, ché ci perdiamo da noi stessi, dagli altri, dal mondo. È difficile restare connessi, non intendo di questi tempi ma in generale, da sempre, già dall'antica Mesopotamia. E già da quei tempi l'arte svolgeva un ruolo chiave nella vita dell'uomo, è innegabilmente un bisogno fisico che abbiamo fortunatamente sviluppato. Coloriamo le giornate, che, altrimenti, sarebbero sempre monocromatiche. Dico che scrivere mi ha salvato la vita, e forse lo ha fatto davvero. È diventato sicuramente un modo per passare il tempo, non il massimo per uno come me che vive solo di notte.

Vivo speranzoso che un giorno le cose cambieranno, che tutto questo finirà. Il passato smetterà di tormentarmi, per sempre, e i ricordi saranno soltanto episodi da raccontare, da rivivere con serenità, con un grosso sorriso. Sono pronto a ricominciare.



E quella sera prima di salutarmi mi disse "volim te iskreno".
«Cosa vuol dire?»
«Ti amo sinceramente».

(Margaret Mazzantini, "Venuto al mondo")


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