Abbiamo fallito tutti
Oggi sono tornato in quel locale che mi avevi mostrato tu, ho preso il nostro solito ma faceva schifo, a malapena ne ho mangiato metà. Ho chiesto al mio amico se a lui piaceva, se fosse buono, e mi dice di sì, "come sempre". Forse il sapore lo davi tu e non l’avevo mai capito prima d’ora. Con la mente sono ritornato ai momenti in cui mi accompagnavi lì. Ti ho amata davvero, hanno ragione gli altri a dire che il primo amore non si scorda mai, è maledettamente vero, da batticuore. Allora mi son ricordato dei discorsi che facevamo su quei tavolini, dei nostri piani futuri e di chi saremmo voluti diventare. Eravamo giovani, è vero, inesperti, curiosi, piccoli, stupidi, speranzosi, diversi. Ricordo ancora com’eri vestita al primo appuntamento, la tua gonna nera, le calze, e quel neo sulla gamba. L’ho premuto. Poi mi hai parlato di quanto facciano schifo certi uomini, che si permettono di toccare una ragazza dopo pochi istanti, in maniera viscida. Ma non ti riferivi a me, io ti avevo soltanto premuto il neo come fosse un pulsante. Forse ti eri innamorata in quel momento, di quel momento.
Non ti sei nemmeno laureata. Neanche io. Non sei più partita. Neanche io. Ora porti gli occhiali, io la barba. Frequenterai qualcuno o forse no, io esco poco, sto in mutande. Fai l’attivista, quando ti va bene Repubblica ti dedica un articolino, fai duecento likes, finisce lì. Quando mi va bene guadagno mille euro in un colpo, lì spendo poco e male.
Avevi diciotto anni quando ti ho conosciuto, io ne avevo diciannove ed ero ancora vergine, una goccia nell’oceano della città. Sarei potuto impazzire già da allora, in quella casa, nei successivi traslochi, nella vita mondana, ma non l’ho fatto. Ho incontrato te, mi hai dato forza e speranza, un trampolino per fare il grande salto. Eppure son rimasto incatenato al passato, al paesino, alla famiglia, ai miei traumi, la gelosia, il bisogno di attenzioni.
Ho aspettato tutta una vita per essere pronto, soltanto per scoprire di non esserlo affatto. Nessuno è davvero pronto. Nessuno ha un’anima gemella, la strada spianata, fortuna. Niente di tutto ciò esiste davvero. È una questione di compromessi, di scelte, ma non è poi così facile. E io, che nella vita ho sempre e solo voluto vincere, ho sempre perso, e perso tutti prima di tutto. Ci ho provato in tutti i modi, con l’alcol, con il sesso occasionale, con una relazione, con un percorso di studi, non funziona un cazzo. Bisogna scendere a compromessi, accettare la propria situazione, essere consapevoli che la tristezza è un bene, un dovere.
Io non lo so dove abiti, dove esci la sera, non ti seguo nemmeno più su Instagram, non ti ho mai più rivista in giro. Semmai leggerai tutto questo, sappi che ti ho voluta bene, ti ho amata non tanto come la gente ama un’amica, ma come un padre ama i figli ed i generi. Accetto la cruda condanna del passato, che non tornerà, così come non tornerà il sapore del kebab mio preferito, destinato a rimanere un dolce ricordo. E le nostre strade, un tempo autostrade, ora diventano viuzze secondarie, vicoletti, dove gli amanti si appartano nelle fresche ore della notte, a dar voce ai loro istinti fugaci, ignari che il corso delle cose prima o poi li allontanerà, che li renderà immortali grazie a quel momento, che vivranno l’uno nella testa dell’altro per sempre.
Commenti
Posta un commento