Giovanna
Il tuo nome significava questo, e per un periodo ti facevi chiamare così. Giovanna. È solo dopo che te ne sei andata che ho scoperto la canzone e ne ho dato un significato in cui mi ci sono rivisto molto. Mi piace pensare che non sia stato un caso, che il tuo nome doveva essere quello, anche se venivi da lontano. E sai alla fine cosa ho imparato? Che anche le persone più care ti abbandonano, ti lasciano solo coi tuoi pensieri e la tua tristezza. La mia tristezza, ancorata da sempre all'animo. Era forse la mia aria triste che ti piaceva così tanto, ti aveva convinto al punto da darmi un'occasione unica. Ma quanti anni avevamo? Boh, non so, ma rimpiango quei tempi, non per la giovinezza in sé, ma per le opportunità che sbocciavano ovunque, mentre ora è un mortorio, ora passo il tempo a bere in casa, a disprezzare le cose.
Ha ragione quando dice che ormai è tutto uguale, non c'è più qualcosa che riesca a colpire, troppa noia e monotonia, persone vuote e banali, identiche. Ma io e lui continuiamo a cercare perché in fondo sappiamo che qualcosa si nasconde da qualche parte, siamo disposti a buttare tante energie per trovarla. Finora solo un pugno di mosche, e sono passati pure anni...
Ancora devo capire se le persone riempiono un vuoto o creano un nuovo spazio. Un vuoto si può sostituire però, anche se grande. Eppure io mi sento sempre più giù, incompleto, in questa vita emotivamente straziante, lenta, incomprensibile, una vita che non voglio dare per scontato, anche se tutti cercano di mandarmi in quella direzioni. Nossignore, io non posso proprio, preferisco brillare e poi scomparire subito, che strisciare in eterno. E tu lo sapevi, ho sempre cercato di dirtelo, ma non lo hai mai voluto capire, un po' per la mentalità di altri tempi, un po' per la paura che un genitore prova per i figli. E ora che non ci sei più, non so per quale motivo dovrei tornare a casa, non so nemmeno dov'è casa mia. Tutto quello che desidero la maggior parte del tempo è un abbraccio.
Commenti
Posta un commento