Soltanto un sonnambulo

Pensavo di pensarci troppo, ma la solitudine porta a confrontarsi continuamente. Pensavo allora di essermi ormai rassegnato all'idea canonica dell'amore, sto bene così, i miei piani e la palestra, il cibo, le uscite. Però sento sempre qualcosa che mi manca, che dovrebbe far parte di me e invece non è qui. 

Tu, occhi tristi e un sorriso debole come il sole d'inverno, vorresti sconvolgere la mia vita e io nemmeno ti considero, perché? Forse non sono aperto a nuove occasioni se non le sento particolarmente mie, è un limite o uno standard? Giustamente la cosa mi porta a compiere un percorso a ritroso nella gerarchia degli amori, e il punto di partenza è sempre lo stesso. 
Ma io ho amato mai o forse ho soltanto conosciuto un cattivo uso del potere che qualcun altro aveva su di me? So bene che la vita è una costellazione di sbagli, più o meno luminosi, e proprio per questo vorrei scegliere i miei con discrezione e accuratezza, almeno con una piccola dose di speranza e fantasia. 

Tu, che non mi fai dormire la notte, povera donna e povero uomo, ai margini di tutto il resto, dentro questa tenda sulle strade della vita. Vivo l'esistenza con la convinzione che tu esista, che ti troverò prima o poi, a te! O voi, ovviamente. Chissà quante siete, la fuori, a guardare le stelle che vi toccheranno, che domani ci toccheranno delicatamente, lentamente ci distruggeranno. Però brillano forte, certe volte. E tutto diventa un compromesso, come i piedi sul divano, la tavoletta alzata, anche noi siamo il meno peggio di qualcosa, ci va bene così. Siamo solamente due individui con due percorsi singoli, che hanno scelto di condividere tutto, come fosse pane.

Ma prima di ogni primavera c'è un inverno, e io il freddo non me lo so giocare troppo bene. 
C'era un tempo in cui non avevo paura di piangere o ridere, o essere felice di svegliarmi la mattina e dormire la sera, la musica era diversa, come diversi eravamo io e te, più umani e meno veri. No, anzi, veri lo eravamo eccome, forse più di ora. Eravamo semplici, non avevamo capito il problema vero del castello di carte del mondo, con un soffio viene tutto giù. E qualcuno poi soffiò su di noi, che eravamo ancora lì ad aspettarci e non abbiamo fatto in tempo a vederci, incontrarci di nuovo. Poi si sa come vanno a finire queste cose, si prendono strade opposte, che all'inizio erano parallele. Toccarsi o meno non importa, tanto vanno sempre a finire all'infinito, e io un'infinità di tempo proprio non la ho.

Ma tu ricorda, da Dio veniamo e a lui torneremo, quel che è nel mezzo ci definisce. Quindi, se avessi una pistola con un solo colpo in canna, a cosa spareresti? E, soprattutto, spareresti?

Io il mio colpo lo custodisco gelosamente, e nel frattempo mi muovo nella mia notte, cammino, corro, ma non vedo. Il mio non è altro che disturbo, una malattia fatta di attese, aspettative, rinunce, sogni infranti, sogni sfiorati a volte. Sono soltanto un sonnambulo che vaga nel vuoto, ma quando arriverà il momento giusto, il mio colpo esploderà e mi sveglierò. Sarà diverso, come lo volevo io, come lo volevi tu.

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