Luce arancio

 A me piaceva la magia e J. era una paperella. Se n’è andata il giorno del suo compleanno, poco dopo le dieci di sera, era già a letto. E io alla fine con Hana ho fatto l’amore e l’abbiamo fatto sporco, come se in quella stanza ci fosse mezza Roma a guardarci. Poi è tornato tutto come prima, e ora vado a dormire solo, penso già alla colazione di domani, il freddo, cosa cucinare, studiare un po’. Però l’amore l’ho fatto e mi è piaciuto, anche se non amo nessuno. Quindi mi sveglierò un po’ meno vuoto, ma comunque stranito, e resterò così tutto il giorno, ma chi può capire? Se passiamo le giornate ad aspettare un corpo scolpito nella roccia, se ci illudiamo di avere la verità in tasca, forse abbiamo un pugno di mosche, forse, e le sculture restano sculture, non hanno un’anima. Però a me piaceva la magia e Hana di certo non era una paperella, Hana era reale, potevo toccarla e quello che vedevo era quello che toccavo. Le ho dato appuntamento nella mia fantasia e non si è presentata. Non ha nemmeno aspettato il suo compleanno.

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